Regime forfettario 2026: come funziona, requisiti e calcolo passo passo
Il regime forfettario è la formula fiscale più scelta da chi apre una partita IVA in Italia: tassazione agevolata, contabilità semplificata e niente IVA in fattura. Ma «forfettario» non significa «senza regole»: ci sono soglie da rispettare, un coefficiente di redditività che cambia in base all'attività e contributi INPS che pesano spesso più dell'imposta. In questa guida vediamo chi può accedere nel 2026, come si calcola passo per passo il dovuto e quanto resta davvero in tasca, con numeri verificati e tre profili a confronto.
Che cos'è il regime forfettario e come funziona
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge 190/2014 e pensato per le partite IVA di dimensioni contenute: ditte individuali, professionisti e lavoratori autonomi. Il suo tratto distintivo è nel nome: il reddito non si determina sottraendo i costi effettivi dai ricavi, ma applicando ai compensi incassati un coefficiente di redditività forfetario, cioè una percentuale fissa che lo Stato presume rappresenti il guadagno al netto delle spese.
Su quel reddito così determinato si applica un'imposta sostitutiva unica — del 5% o del 15% — che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. In cambio della semplicità, chi è nel forfettario rinuncia alla deduzione analitica dei costi e alla detrazione dell'IVA: in fattura non si addebita l'IVA e non la si versa, ma non si può nemmeno recuperare quella pagata sugli acquisti.
Il vantaggio è doppio: da un lato l'aliquota ridotta, dall'altro una gestione contabile molto più leggera, senza registri IVA e con adempimenti minimi. Il rovescio della medaglia è che, se hai molti costi reali, il forfait potrebbe attribuirti un reddito più alto di quello effettivo. Per questo, prima di scegliere, conviene fare due conti: il nostro calcolatore del regime forfettario stima imposta, contributi e netto in pochi secondi.
Tre grandezze diverse che è facile confondere. Il fatturato è quanto incassi; il reddito imponibile è il fatturato moltiplicato per il coefficiente; la base imposta è il reddito imponibile meno i contributi previdenziali dedotti. L'imposta sostitutiva si applica solo all'ultima.
Chi può accedere: requisiti, soglie e cause di esclusione
Per entrare o restare nel regime forfettario occorre rispettare alcune soglie e non incorrere in cause di esclusione. Il limite principale riguarda i ricavi o compensi: nel 2026 non devono superare 85.000 € nell'anno precedente. Esiste anche una soglia «di rottura»: se in corso d'anno gli incassi superano 100.000 €, l'uscita dal regime è immediata e da quel momento si torna alla tassazione ordinaria con IVA.
Accanto al tetto sui ricavi ci sono altri due limiti. Le spese per lavoro dipendente e collaboratori non possono superare 20.000 € lordi nell'anno. Inoltre, chi possiede anche redditi da lavoro dipendente o da pensione resta escluso se questi superano una certa soglia: per il 2026 il limite è fissato a 35.000 € (riferito ai redditi 2025) dalla Legge di Bilancio 2026. Si tratta di un valore temporaneo: storicamente la soglia era di 30.000 € e potrebbe tornare tale dal 2027, quindi è bene verificare sempre l'anno di riferimento.
Esistono poi cause di esclusione a prescindere dai numeri: chi applica regimi speciali IVA, chi è socio di società di persone o di SRL che esercitano attività riconducibili a quella individuale, e chi svolge l'attività prevalentemente verso l'ex datore di lavoro (o soggetti collegati) entro i due anni precedenti. La tabella riassume i requisiti chiave per il 2026.
Il limite di 35.000 € per i redditi da lavoro dipendente o pensione vale per il 2026 ed è riferito ai redditi 2025. È una misura temporanea: la soglia storica è 30.000 € e potrebbe tornare dal 2027. Controlla sempre l'anno di riferimento prima di valutare l'accesso.
| Requisito / soglia | Valore 2026 | Conseguenza se superato |
|---|---|---|
| Ricavi o compensi anno precedente | Fino a 85.000 € | Sopra la soglia: uscita dal regime dall'anno successivo |
| Ricavi o compensi in corso d'anno | Oltre 100.000 € | Uscita immediata, con IVA dovuta da quel momento |
| Spese per personale e collaboratori | Fino a 20.000 € lordi | Sopra la soglia: esclusione dal regime |
| Redditi da lavoro dipendente o pensione | Fino a 35.000 € (per il 2026) | Sopra la soglia: esclusione dal regime |
| Partecipazioni e regimi speciali IVA | Non ammessi nei casi previsti | Causa di esclusione a prescindere dai ricavi |
I coefficienti di redditività per attività
Il cuore del forfettario è il coefficiente di redditività: la percentuale del fatturato che diventa reddito imponibile. È stabilito dall'Allegato 4 della Legge 190/2014 in base al codice ATECO dell'attività e nel 2026 resta invariato. Più alto è il coefficiente, maggiore è la quota di compensi tassata; più basso, più lo Stato presume che tu abbia costi.
I valori vanno dal 40% al 86%. Le attività con i margini presunti più bassi — commercio, alimentari e ristorazione — applicano il 40%; all'estremo opposto, costruzioni e attività immobiliari si fermano all'86%. I professionisti (servizi professionali, scientifici, tecnici, sanitari) usano il 78%, il coefficiente più frequente per chi apre la partita IVA come consulente o libero professionista.
Non scegli tu il coefficiente: lo determina il codice ATECO dell'attività dichiarata. Se svolgi più attività con coefficienti diversi, il reddito si calcola applicando a ciascuna il proprio coefficiente. In caso di dubbio sull'inquadramento fa fede l'Agenzia delle Entrate.
| Coefficiente | Tipo di attività (sintesi) |
|---|---|
| 40% | Commercio all'ingrosso e al dettaglio, industrie alimentari e delle bevande |
| 54% | Commercio ambulante di prodotti diversi da alimentari e bevande |
| 62% | Intermediari del commercio |
| 67% | Altre attività economiche non comprese nelle altre categorie |
| 78% | Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione e assistenza |
| 86% | Costruzioni e attività immobiliari |
Passo 1 — Dal fatturato al reddito imponibile col coefficiente
Il primo passo trasforma quanto incassi in reddito tassabile. La formula è reddito imponibile = fatturato incassato × coefficiente di redditività. Diversamente dalla contabilità ordinaria, non sottrai i costi reali: il coefficiente li forfettizza già. Seguiamo un esempio che useremo per tutta la guida: un consulente (coefficiente 78%) che nell'anno ha incassato 50.000 €. Il reddito imponibile è 50.000 × 0,78 = 39.000 €. Questa è la base su cui si calcolano sia i contributi INPS sia, dopo la deduzione, l'imposta. Conta il principio di cassa: rilevano i compensi effettivamente incassati nell'anno, non quelli solo fatturati.
Passo 2 — I contributi INPS deducibili
Il secondo passo calcola i contributi previdenziali, che si applicano sul reddito imponibile appena ottenuto e sono, di fatto, l'unico costo deducibile del forfettario. Per il nostro consulente iscritto alla Gestione Separata l'aliquota è 26,07%: 39.000 × 0,2607 = 10.167,30 € di contributi. Questi contributi, una volta versati, si deducono dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta. La base imposta diventa quindi 39.000 − 10.167,30 = 28.832,70 €. È un punto chiave: chi dimentica la deduzione sovrastima l'imposta dovuta. Le regole cambiano molto a seconda della gestione previdenziale — Gestione Separata, Artigiani e Commercianti, o cassa professionale — come vediamo più avanti.
Passo 3 — L'imposta sostitutiva 5% o 15%, totale e netto
Il terzo passo applica l'imposta sostitutiva alla base imposta. Il nostro consulente, nei primi cinque anni di attività e in possesso dei requisiti di startup, usa l'aliquota agevolata del 5%: 28.832,70 × 0,05 = 1.441,64 € di imposta (a regime sarebbe il 15%, cioè 4.324,91 €). Il totale dovuto somma imposta e contributi: 1.441,64 + 10.167,30 = 11.608,94 €. Il netto in tasca è il fatturato meno il totale dovuto: 50.000 − 11.608,94 = 38.391,06 €, con un carico effettivo intorno al 23,2%. Come si vede, nel forfettario il peso maggiore non è l'imposta ma i contributi previdenziali. Per ripetere il conto coi tuoi numeri usa il calcolatore del regime forfettario.
Un errore comune è valutare la convenienza guardando solo l'imposta sostitutiva. Il totale dovuto comprende anche i contributi INPS, che nel forfettario pesano spesso più dell'imposta stessa. Calcola sempre imposta + contributi per conoscere il netto reale.
Aliquota 5% o 15%: quando si applica la startup
L'imposta sostitutiva del forfettario ha due aliquote. Quella a regime è il 15%. Quella ridotta al 5% è riservata alle nuove attività e si applica per i primi cinque anni, a patto che ricorrano precise condizioni di «startup». Sono tre i requisiti: non aver esercitato, nei tre anni precedenti, un'attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare; non proseguire un'attività già svolta da altri (salvo il caso del periodo di pratica obbligatoria); e, se si prosegue un'attività altrui, che i relativi ricavi del periodo precedente non superino la soglia del regime.
La differenza pesa eccome. Sulla base imposta di 28.832,70 € del nostro esempio, il 5% sono 1.441,64 €, mentre il 15% sarebbero 4.324,91 €: oltre 2.880 € in più all'anno. Per questo è importante sapere con certezza se si ha diritto all'aliquota ridotta e ricordare che essa decade sia al sesto anno sia, prima, se vengono meno i requisiti.
Attenzione a un equivoco frequente: il 5% non è automatico per chi è «giovane» o «alla prima partita IVA», ma dipende dal rispetto delle condizioni elencate. Trascorsi i cinque anni — o se le condizioni non sono mai state soddisfatte — l'aliquota corretta è il 15%.
L'aliquota agevolata vale solo per i primi cinque periodi d'imposta e a condizione che permangano i requisiti di nuova attività. Dal sesto anno si passa automaticamente al 15%: tienilo presente quando pianifichi i flussi di cassa futuri.
I contributi INPS per gestione previdenziale
I contributi previdenziali sono spesso la voce più pesante del forfettario e dipendono dalla gestione a cui sei iscritto. Le tre situazioni tipiche sono la Gestione Separata (professionisti senza cassa), le gestioni di Artigiani e Commercianti e le casse professionali (per chi ha un ordine con cassa autonoma).
Chi rientra nella Gestione Separata INPS versa il 26,07% sul reddito imponibile, ridotto al 24% per chi è già pensionato o ha un'altra copertura previdenziale obbligatoria (ad esempio un lavoro dipendente). La Gestione Separata non prevede un contributo minimo: si paga in proporzione a quanto si guadagna, senza minimale e senza riduzioni dedicate ai forfettari (Circolare INPS n. 8/2026).
Gli iscritti alle gestioni di Artigiani e Commercianti pagano invece in due parti: una quota fissa dovuta fino a un reddito «minimale» e una percentuale sull'eccedenza. Nel 2026 il minimale è di 18.808 €. Gli artigiani versano un fisso di 4.521,36 € più il 24% sulla parte di reddito che supera il minimale; i commercianti un fisso di 4.611,64 € più il 24,48% sull'eccedenza (Circolare INPS n. 14/2026). Solo per artigiani e commercianti esiste un'opzione importante: la riduzione del 35% dei contributi, da richiedere espressamente, che alleggerisce sia la quota fissa sia quella percentuale (a fronte di un accredito contributivo proporzionalmente ridotto).
Chi appartiene a una professione con cassa autonoma (ad esempio avvocati, ingegneri, medici, commercialisti) non versa all'INPS ma alla propria cassa professionale, con regole, aliquote e minimi che variano da cassa a cassa: vanno verificati sul regolamento dell'ente di appartenenza. La tabella riassume i tre scenari più comuni.
La riduzione contributiva del 35% è riservata agli iscritti alle gestioni Artigiani e Commercianti in regime forfettario e va richiesta espressamente. Non si applica alla Gestione Separata né, di norma, alle casse professionali. Riduce i contributi ma anche l'accredito ai fini pensionistici.
| Gestione previdenziale | Quota fissa 2026 | Percentuale sul reddito | Riduzione 35% |
|---|---|---|---|
| Gestione Separata | Nessuna (no minimale) | 26,07% (24% se pensionato o con altra copertura) | Non prevista |
| Artigiani | 4.521,36 € fino a 18.808 € | 24% sull'eccedenza del minimale | Opzionale, su richiesta |
| Commercianti | 4.611,64 € fino a 18.808 € | 24,48% sull'eccedenza del minimale | Opzionale, su richiesta |
| Cassa professionale | Variabile per cassa | Variabile per cassa | Secondo regolamento della cassa |
Esempi numerici per tre profili
Vediamo come cambiano i conti al variare di attività, coefficiente e gestione previdenziale. Manteniamo come riferimento il consulente già visto e affianchiamo un commerciante e un artigiano, così da mostrare l'effetto del coefficiente più basso e della contribuzione a quota fissa più percentuale.
Profilo 1 — Consulente (Gestione Separata, 78%). Fatturato 50.000 €. Reddito imponibile 50.000 × 0,78 = 39.000 €. Contributi 39.000 × 26,07% = 10.167,30 €. Base imposta 39.000 − 10.167,30 = 28.832,70 €. Con il 5% startup l'imposta è 1.441,64 €; totale dovuto 11.608,94 €; netto 38.391,06 € (carico ~23,2%). A regime, col 15%, l'imposta salirebbe a 4.324,91 € e il netto scenderebbe di conseguenza.
Profilo 2 — Commerciante al dettaglio (gestione Commercianti, 40%). Fatturato 50.000 €. Reddito imponibile 50.000 × 0,40 = 20.000 €. I contributi sono quota fissa più percentuale: 4.611,64 € fino al minimale di 18.808 €, più il 24,48% sui 1.192 € eccedenti (≈ 291,80 €), per un totale di circa 4.903 € (al lordo dell'eventuale riduzione 35%). Il coefficiente basso tiene contenuta sia l'imposta sia, in parte, i contributi sull'eccedenza.
Profilo 3 — Artigiano (gestione Artigiani, 67% o 86% secondo l'attività). Con fatturato 50.000 € e coefficiente 67%, il reddito imponibile è 33.500 €. I contributi sono 4.521,36 € fino a 18.808 € più il 24% sui 14.692 € eccedenti (≈ 3.526 €), per circa 8.047 € complessivi; con la riduzione 35% l'importo scende in modo significativo. Su questi profili l'imposta sostitutiva si calcola, come sempre, sulla base imposta al netto dei contributi dedotti.
La tabella sintetizza i tre casi. Gli importi dei profili 2 e 3 sono arrotondati e non includono la riduzione 35%, applicabile su richiesta solo ad artigiani e commercianti. Per i tuoi numeri esatti usa il calcolatore del regime forfettario.
| Profilo | Coeff. | Reddito imponibile | Contributi INPS | Imposta |
|---|---|---|---|---|
| Consulente (G. Separata) | 78% | 39.000 € | 10.167,30 € (26,07%) | 1.441,64 € (5%) |
| Commerciante | 40% | 20.000 € | ≈ 4.903 € (fisso + 24,48%) | Sul reddito netto dai contributi |
| Artigiano | 67% | 33.500 € | ≈ 8.047 € (fisso + 24%) | Sul reddito netto dai contributi |
Domande frequenti sul regime forfettario
Qual è la soglia di ricavi per il regime forfettario nel 2026? La soglia di ricavi o compensi è 85.000 € riferita all'anno precedente. Se in corso d'anno gli incassi superano 100.000 €, l'uscita dal regime è immediata e da quel momento si applica l'IVA.
Come si calcola il reddito nel regime forfettario? Il reddito imponibile si ottiene moltiplicando il fatturato incassato per il coefficiente di redditività previsto per l'attività, dal 40% all'86%. Non si sottraggono i costi reali, perché il coefficiente li forfettizza già.
Quando si applica l'aliquota del 5% invece del 15%? Il 5% si applica nei primi cinque anni alle nuove attività che rispettano le condizioni di startup; a regime, o se le condizioni non sono soddisfatte, l'aliquota è il 15%. Entrambe sostituiscono IRPEF, addizionali e IRAP.
Quali contributi INPS si pagano nel forfettario? Dipende dalla gestione: la Gestione Separata applica il 26,07% (24% per pensionati o con altra copertura) senza minimale; artigiani e commercianti pagano una quota fissa fino al minimale più una percentuale sull'eccedenza; chi ha una cassa professionale versa secondo il proprio regolamento.
Che cos'è la riduzione contributiva del 35%? È uno sconto del 35% sui contributi riservato agli iscritti alle gestioni Artigiani e Commercianti in forfettario, da richiedere espressamente. Riduce sia la quota fissa sia quella percentuale, ma diminuisce in proporzione anche l'accredito pensionistico.
I contributi INPS sono deducibili nel regime forfettario? Sì: i contributi previdenziali versati nell'anno sono l'unico costo deducibile e si sottraggono dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva. Dimenticare questa deduzione porta a sovrastimare l'imposta dovuta.
Posso restare nel forfettario se ho anche un lavoro dipendente? Sì, purché i redditi da lavoro dipendente o da pensione non superino la soglia prevista: per il 2026 è 35.000 €, riferita ai redditi 2025. È una soglia temporanea, quindi va verificato l'anno di riferimento.
Il forfettario conviene sempre rispetto al regime ordinario? Non sempre: conviene soprattutto a chi ha pochi costi reali, perché il coefficiente li sostituisce in modo forfetario. Chi sostiene spese elevate potrebbe trovare più vantaggioso il regime ordinario, dove i costi si deducono analiticamente.
Nel regime forfettario si addebita l'IVA in fattura? No: chi è in forfettario non applica l'IVA in fattura e non la versa, ma in cambio non può detrarre l'IVA pagata sugli acquisti. Per capire come funziona l'imposta negli altri regimi puoi leggere la guida all'IVA.
Il risultato di un calcolatore del forfettario ha valore ufficiale? No, fornisce una stima utile a orientarsi su imposta, contributi e netto. Per gli importi definitivi e per valutare requisiti e coefficienti fanno fede l'Agenzia delle Entrate, l'INPS e la consulenza di un professionista abilitato.
Checklist prima di scegliere il forfettario
Prima di optare per il regime forfettario o di confermarlo per l'anno in corso, verifica i punti che seguono: coprono i controlli che, se trascurati, generano la maggior parte degli errori e delle uscite forzate dal regime.
Coefficiente e contributi dipendono dall'inquadramento corretto dell'attività e dei tuoi dati anagrafici. Se ti serve verificare il tuo identificativo, trovi il calcolo del codice fiscale; per capire l'imposta negli altri regimi, la guida all'IVA.
| Controllo | Perché conta |
|---|---|
| Hai verificato di rispettare la soglia di 85.000 € di ricavi | Sopra la soglia si esce dal regime; oltre 100.000 € l'uscita è immediata |
| Hai individuato il coefficiente corretto per il tuo codice ATECO | Determina quanta parte del fatturato diventa reddito imponibile |
| Hai stimato i contributi INPS della tua gestione | Nel forfettario pesano spesso più dell'imposta sostitutiva |
| Hai verificato se hai diritto all'aliquota 5% startup | La differenza con il 15% può valere migliaia di euro l'anno |
| Hai valutato la riduzione 35% (se artigiano o commerciante) | Riduce i contributi ma anche l'accredito pensionistico |
| Hai controllato di non rientrare in cause di esclusione | Partecipazioni, regimi speciali ed ex datore di lavoro possono escluderti |
| Hai dedotto i contributi prima di calcolare l'imposta | Altrimenti sovrastimi l'imposta sostitutiva dovuta |
Per concludere
Il regime forfettario premia chi ha pochi costi reali e una struttura snella: un coefficiente al posto delle spese, un'imposta sostitutiva del 5% o del 15% e una contabilità leggera. Ma la convenienza vera si misura solo dopo aver sommato all'imposta i contributi previdenziali, che nel 2026 restano la voce più pesante e cambiano sensibilmente tra Gestione Separata, artigiani e commercianti e casse professionali.
Prima di scegliere, fai i conti sul tuo caso: coefficiente, gestione INPS, diritto al 5% e rispetto delle soglie. Per una stima rapida di imposta, contributi e netto puoi usare il nostro [calcolatore del regime forfettario](/lavoro-partita-iva/regime-forfettario/), tenendo a mente che per gli importi definitivi e i requisiti fanno sempre fede l'Agenzia delle Entrate, l'INPS e un professionista abilitato.
Marco Riva si occupa da anni di fiscalità per privati, professionisti e titolari di partita IVA. Su CalcolatriceVip scrive guide pratiche e aggiornate su IVA, IRPEF, regime forfettario, buste paga e adempimenti, traducendo la normativa in passaggi chiari e calcoli concreti.
Fonti
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Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026