Come si calcola l'IRPEF 2026: scaglioni, aliquote e detrazioni passo passo
L'IRPEF è l'imposta che pesa sul reddito di quasi ogni lavoratore e pensionato italiano, ma il modo in cui si calcola spaventa più del dovuto: non si applica un'unica aliquota al reddito, bensì aliquote diverse a fasce successive. Nel 2026 c'è anche una novità concreta, la riduzione dal 35% al 33% dell'aliquota intermedia. In questa guida vediamo cos'è l'IRPEF, quali sono gli scaglioni 2026, come si svolge il calcolo progressivo passo per passo con un esempio da 35.000 €, e come detrazioni, no-tax area e addizionali trasformano l'imposta lorda in quella che paghi davvero.
Che cos'è l'IRPEF e perché è progressiva
L'IRPEF è l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche: la principale imposta diretta del sistema tributario italiano, disciplinata dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986). La pagano i lavoratori dipendenti, i pensionati, i lavoratori autonomi e, in generale, le persone fisiche che possiedono redditi imponibili. Per i dipendenti e i pensionati l'imposta è trattenuta direttamente in busta paga o sul cedolino dal sostituto d'imposta; per gli autonomi si versa in autoliquidazione con acconti e saldo.
La caratteristica che la rende particolare è la progressività: l'aliquota non è unica, ma cresce per fasce di reddito chiamate scaglioni. È un principio voluto dalla Costituzione (art. 53), secondo cui chi ha di più contribuisce in misura più che proporzionale. In pratica il reddito viene «affettato» e ogni fetta è tassata con la propria aliquota: questo è il punto che genera più confusione e che vedremo in dettaglio.
Va distinto il reddito complessivo (la somma dei redditi posseduti) dal reddito imponibile, che si ottiene sottraendo gli oneri deducibili (come i contributi previdenziali). È sul reddito imponibile che si applicano gli scaglioni per ottenere l'IRPEF lorda; da questa si sottraggono poi le detrazioni per arrivare all'IRPEF netta, quella effettivamente dovuta. Per simulare il tuo caso puoi usare la calcolatrice IRPEF.
Il reddito complessivo è quanto guadagni; il reddito imponibile è il complessivo meno gli oneri deducibili; l'IRPEF lorda è ciò che ottieni applicando gli scaglioni; l'IRPEF netta è la lorda meno le detrazioni. L'imposta che paghi è l'ultima.
Gli scaglioni IRPEF 2026 e la novità: dal 35% al 33%
Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre, come dal 2024. La struttura è fissata dall'art. 11 del TUIR e confermata dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199, art. 1 commi 3-4). La novità dell'anno riguarda l'aliquota intermedia: passa dal 35% al 33%. È l'unica modifica strutturale alle aliquote per il 2026, e alleggerisce il prelievo sui redditi della fascia centrale, tipicamente lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio.
Ecco le tre aliquote 2026 con i relativi scaglioni di reddito imponibile:
L'errore più comune è moltiplicare l'intero reddito per l'aliquota dello scaglione in cui ricade. Sbagliato: con 35.000 € non paghi 35.000 × 33%. Ogni aliquota colpisce solo la parte di reddito che cade dentro il proprio scaglione, come vediamo nel calcolo passo passo.
| Scaglione di reddito imponibile | Aliquota 2026 | Note |
|---|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% | Aliquota base |
| Da 28.001 € a 50.000 € | 33% | Ridotta dal 35% al 33% — novità 2026 |
| Oltre 50.000 € | 43% | Aliquota massima |
Passo 1 — Suddividere il reddito negli scaglioni
Il calcolo dell'IRPEF è progressivo a scaglioni: si parte dividendo il reddito imponibile nelle fasce previste. Usiamo un esempio che seguiremo per tutta la guida: un reddito imponibile di 35.000 €. Questo importo attraversa due scaglioni. Il primo, fino a 28.000 €, è interamente «riempito»: 28.000 € ricadono nello scaglione al 23%. La parte restante, cioè 35.000 − 28.000 = 7.000 €, cade nel secondo scaglione (da 28.001 a 50.000 €) tassato al 33%. Nessuna parte del reddito raggiunge il terzo scaglione, perché 35.000 € è sotto la soglia dei 50.000 €. Suddividere correttamente il reddito è il presupposto di tutto il calcolo: ogni euro va assegnato allo scaglione giusto prima di applicare le aliquote.
Passo 2 — Applicare l'aliquota a ciascuna porzione
Il secondo passo applica a ogni porzione di reddito l'aliquota del suo scaglione e somma i risultati. Per i nostri 35.000 €: la prima fetta, 28.000 €, si tassa al 23% → 28.000 × 23% = 6.440 €; la seconda fetta, 7.000 €, si tassa al 33% → 7.000 × 33% = 2.310 €. L'IRPEF lorda è la somma delle due imposte: 6.440 + 2.310 = 8.750 €. Questo è il dato chiave del calcolo progressivo: 8.750 € e non, come si tende a credere, un'unica aliquota applicata a tutto il reddito. Si parla anche di aliquota marginale, cioè l'aliquota che colpisce l'ultimo euro guadagnato: nel nostro caso è il 33%, perché l'ultima fetta di reddito ricade nel secondo scaglione.
L'aliquota marginale è quella applicata all'ultimo euro di reddito (qui il 33%). L'aliquota media è invece l'IRPEF effettiva rapportata al reddito: molto più bassa, perché tiene conto degli scaglioni inferiori e delle detrazioni. Confonderle porta a sovrastimare il prelievo reale.
Passo 3 — Dalla lorda alla netta con le detrazioni
Il terzo passo trasforma l'IRPEF lorda in IRPEF netta sottraendo le detrazioni spettanti. Restiamo sul nostro lavoratore dipendente con 35.000 € di reddito. La detrazione per lavoro dipendente, in questa fascia, si calcola con la formula 1.910 × (50.000 − reddito) / 22.000: cioè 1.910 × (50.000 − 35.000) / 22.000 = 1.910 × 15.000 / 22.000 = 1.302,27 €. A questa si aggiunge l'ulteriore detrazione di 65 € prevista per i redditi tra 25.000 e 35.000 €, per un totale di 1.367,27 €.
L'IRPEF netta è quindi 8.750 − 1.367,27 = 7.382,73 €. Su un reddito di 35.000 € l'imposta effettiva è circa il 21,09% (aliquota media), ben distante dal 33% marginale e dal 43% massimo. È la dimostrazione concreta di come progressività e detrazioni riducano il carico reale. Per rifare il conto coi tuoi importi usa la calcolatrice IRPEF.
IRPEF lorda e IRPEF netta: cosa sono le detrazioni
Abbiamo visto che il calcolo produce prima l'IRPEF lorda (scaglioni applicati al reddito imponibile) e poi l'IRPEF netta (lorda meno detrazioni). La differenza tra le due è interamente spiegata dalle detrazioni d'imposta, che vanno tenute distinte dalle deduzioni: la deduzione abbassa il reddito imponibile *prima* del calcolo, la detrazione abbassa l'imposta *dopo* averla calcolata. Una detrazione di 1.000 € riduce l'imposta dovuta di 1.000 € pieni; una deduzione di 1.000 € riduce l'imposta solo dell'aliquota marginale applicata.
Le detrazioni si dividono in due grandi famiglie. Le prime sono le detrazioni per tipo di reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo): spettano in automatico a chi produce quel reddito e diminuiscono al crescere del reddito stesso, fino ad azzerarsi sopra i 50.000 €. Le seconde sono le detrazioni per oneri (familiari a carico, spese sanitarie, ristrutturazioni, interessi sul mutuo, e così via), in genere pari a una percentuale della spesa, spesso il 19%. In questa guida ci concentriamo sulle prime, perché sono quelle che determinano il passaggio dalla lorda alla netta in assenza di altre spese.
Le detrazioni non sono mai «a fondo perduto»: operano fino a capienza dell'imposta lorda. Se l'IRPEF lorda è inferiore alle detrazioni spettanti, l'imposta si azzera ma l'eccedenza, di regola, non genera un credito (con alcune eccezioni come il trattamento integrativo per i redditi più bassi). Per questo è importante calcolare prima la lorda e poi confrontarla con le detrazioni.
Le detrazioni per tipo di reddito 2026
Le detrazioni per tipo di reddito sono disciplinate dall'art. 13 del TUIR. La loro struttura è stata resa strutturale dalla L. 207/2024 (a partire dall'impianto del D.Lgs. 216/2023) e non è stata modificata dalla L. 199/2025: i valori 2026 restano quindi quelli consolidati. Funzionano «a scaglioni» di reddito, con un importo che decresce all'aumentare del reddito fino ad annullarsi oltre i 50.000 €. Vediamo i tre profili.
Lavoro dipendente (art. 13 c. 1): fino a 15.000 € la detrazione è di 1.955 € (con un minimo garantito di 690 €); tra 15.000 e 28.000 € vale 1.910 + 1.190 × (28.000 − reddito) / 13.000; tra 28.000 e 50.000 € vale 1.910 × (50.000 − reddito) / 22.000; oltre 50.000 € si azzera. A questa si somma l'ulteriore detrazione di 65 € (c. 1.1) per i redditi compresi tra 25.000 e 35.000 €.
Pensione (art. 13 c. 3): fino a 8.500 € la detrazione è di 1.955 € (minimo 713 €); tra 8.500 e 28.000 € vale 700 + 1.255 × (28.000 − reddito) / 19.500; tra 28.000 e 50.000 € vale 700 × (50.000 − reddito) / 22.000; oltre 50.000 € si azzera. È prevista un'ulteriore detrazione di 50 € (c. 3-bis) per i redditi tra 25.000 e 29.000 €.
Lavoro autonomo e altri redditi (art. 13 c. 5): fino a 5.500 € la detrazione è di 1.265 €; tra 5.500 e 28.000 € vale 500 + 765 × (28.000 − reddito) / 22.500; tra 28.000 e 50.000 € vale 500 × (50.000 − reddito) / 22.000; oltre 50.000 € si azzera. L'ulteriore detrazione di 50 € (c. 5-ter) spetta per i redditi tra 11.000 e 17.000 €. La tabella riassume i tre profili.
Più il reddito sale, più la detrazione per tipo di reddito si riduce, fino ad azzerarsi sopra i 50.000 €. Per questo l'aliquota media effettiva cresce con il reddito più di quanto facciano i soli scaglioni: il calcolo della netta richiede sempre la detrazione corretta per la tua categoria.
| Tipo di reddito | Detrazione massima | Si azzera oltre | Ulteriore detrazione |
|---|---|---|---|
| Lavoro dipendente | 1.955 € (min. 690 €) | 50.000 € | +65 € (redditi 25.000–35.000) |
| Pensione | 1.955 € (min. 713 €) | 50.000 € | +50 € (redditi 25.000–29.000) |
| Lavoro autonomo e altri redditi | 1.265 € | 50.000 € | +50 € (redditi 11.000–17.000) |
La no-tax area: fino a quanto non si paga IRPEF
La no-tax area è la soglia di reddito sotto la quale l'IRPEF dovuta è pari a zero. Non è una regola a sé: è la conseguenza diretta delle detrazioni per tipo di reddito. Quando la detrazione spettante è uguale o superiore all'IRPEF lorda, l'imposta netta si azzera.
Per dipendenti e pensionati la no-tax area si attesta a 8.500 €. Il meccanismo è lineare: 8.500 € di reddito generano un'IRPEF lorda di 8.500 × 23% = 1.955 €, esattamente pari alla detrazione massima di 1.955 € prevista per queste categorie. Lorda e detrazione si annullano a vicenda e il netto è zero. Per i lavoratori autonomi, che hanno una detrazione massima più bassa (1.265 €), la no-tax area scende a circa 5.500 €.
La no-tax area spiega perché i redditi più bassi non versano IRPEF e perché l'imposta «si accende» gradualmente appena superata la soglia, salendo poi con la progressività degli scaglioni.
La differenza nasce dall'importo della detrazione massima: 1.955 € per dipendenti e pensionati (8.500 × 23% = 1.955), 1.265 € per gli autonomi. Più alta è la detrazione di categoria, più alta è la soglia di reddito esente da IRPEF.
Addizionale regionale e comunale
Oltre all'IRPEF «erariale» (quella statale che abbiamo calcolato), sul reddito complessivo gravano due imposte aggiuntive: l'addizionale regionale e l'addizionale comunale. Si applicano in aggiunta all'IRPEF e finanziano rispettivamente la Regione e il Comune di residenza. A differenza dell'IRPEF nazionale, le loro aliquote variano da territorio a territorio, motivo per cui due persone con lo stesso reddito possono pagare totali diversi a seconda di dove risiedono.
L'addizionale regionale ha un'aliquota di base dell'1,23%, ma la legge consente alle Regioni di portarla fino al 3,33%, spesso con articolazione per scaglioni di reddito. L'addizionale comunale può andare dallo 0% allo 0,8% (con la possibilità, per Roma Capitale, di arrivare allo 0,9%). Entrambe si calcolano sul reddito complessivo, non sull'IRPEF, e si aggiungono al prelievo: vanno quindi sommate all'imposta netta per conoscere il carico totale.
Poiché le aliquote dipendono dalla Regione e dal Comune di residenza, qualsiasi stima va completata verificando i valori effettivi del proprio territorio, pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del MEF e deliberati dagli enti locali.
Le addizionali regionale e comunale non hanno un valore unico nazionale: cambiano per Regione e Comune e spesso per scaglione di reddito. Prima di considerare definitivo un calcolo IRPEF, controlla le aliquote vigenti nel tuo Comune e nella tua Regione.
Il taglio di 440 € alle detrazioni sopra 200.000 €
Per i redditi più elevati la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una limitazione mirata. Con l'art. 16-ter c. 5-bis del TUIR (inserito dalla L. 199/2025), per chi ha un reddito complessivo superiore a 200.000 € le detrazioni con aliquota al 19% sono ridotte di 440 € fissi. Si tratta di un taglio forfetario che riguarda solo la fascia alta dei contribuenti e che si somma agli altri tetti già esistenti sulle detrazioni per oneri.
Una precisazione importante: dal taglio sono escluse le spese sanitarie, che restano detraibili al 19% senza la riduzione. Per la stragrande maggioranza dei contribuenti questa misura non ha effetto, ma è utile conoscerla per completezza nel quadro delle novità 2026.
Domande frequenti sull'IRPEF 2026
Quali sono gli scaglioni IRPEF 2026? Sono tre: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 € e 43% oltre 50.000 €. L'aliquota intermedia è stata ridotta dal 35% al 33% dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), unica novità sulle aliquote dell'anno.
Come si calcola l'IRPEF in modo progressivo? Si divide il reddito imponibile negli scaglioni e si applica a ciascuna porzione l'aliquota corrispondente, sommando i risultati. Su 35.000 € sono 28.000 × 23% (6.440 €) più 7.000 × 33% (2.310 €), per un'IRPEF lorda di 8.750 €.
Qual è la novità IRPEF del 2026? La sola modifica strutturale alle aliquote è la riduzione dell'aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%. Resta valida per il reddito imponibile compreso tra 28.001 e 50.000 €, alleggerendo il prelievo sulla fascia media.
Che differenza c'è tra IRPEF lorda e IRPEF netta? L'IRPEF lorda è l'imposta che risulta applicando gli scaglioni al reddito imponibile. L'IRPEF netta è la lorda meno le detrazioni spettanti ed è l'imposta effettivamente dovuta. La differenza dipende interamente dalle detrazioni.
Quanto valgono le detrazioni per un lavoratore dipendente? Dipendono dal reddito. Per un dipendente con 35.000 € la detrazione per lavoro dipendente è 1.910 × (50.000 − 35.000) / 22.000 = 1.302,27 €, più 65 € di ulteriore detrazione, per un totale di 1.367,27 €.
Che cos'è la no-tax area IRPEF? È la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, perché la detrazione di categoria copre interamente l'imposta lorda. Vale 8.500 € per dipendenti e pensionati e circa 5.500 € per i lavoratori autonomi.
Le aliquote IRPEF si applicano a tutto il reddito? No: ogni aliquota colpisce solo la porzione di reddito che ricade nel proprio scaglione. Con 35.000 € non si paga 35.000 × 33%, ma 23% sui primi 28.000 € e 33% solo sui 7.000 € eccedenti.
Cosa sono l'addizionale regionale e comunale? Sono imposte aggiuntive all'IRPEF, applicate sul reddito complessivo a favore di Regione e Comune di residenza. La regionale parte dall'1,23% (fino al 3,33%), la comunale va dallo 0% allo 0,8% (0,9% per Roma Capitale) e variano per territorio.
Chi guadagna oltre 200.000 € ha tagli alle detrazioni? Sì: per redditi complessivi oltre 200.000 € le detrazioni al 19% sono ridotte di 440 € fissi (art. 16-ter c. 5-bis TUIR), introdotti dalla L. 199/2025. Sono escluse dal taglio le spese sanitarie.
Il risultato di una calcolatrice IRPEF ha valore ufficiale? No: fornisce una stima utile a orientarsi su lorda, detrazioni e netta. Per gli importi definitivi e per addizionali, detrazioni per oneri e situazioni particolari fanno fede l'Agenzia delle Entrate e un professionista abilitato.
In breve: la checklist del calcolo IRPEF
Prima di considerare completo un calcolo IRPEF per il 2026, verifica i punti che seguono: coprono i passaggi che, se trascurati, generano la maggior parte degli errori di stima.
Reddito imponibile, categoria e detrazioni cambiano molto il risultato finale. Per una stima rapida di lorda, detrazioni e netta usa la calcolatrice IRPEF; per le altre imposte trovi la guida all'IVA e la guida al regime forfettario.
| Controllo | Perché conta |
|---|---|
| Hai partito dal reddito imponibile, non dal complessivo | Gli scaglioni si applicano al reddito al netto degli oneri deducibili |
| Hai diviso il reddito negli scaglioni 2026 | Ogni porzione va tassata con l'aliquota del suo scaglione (23%, 33%, 43%) |
| Hai usato il 33% e non più il 35% | L'aliquota intermedia 2026 è ridotta: usare il 35% sovrastima l'imposta |
| Hai sottratto le detrazioni per tipo di reddito | Trasformano la lorda in netta e azzerano l'IRPEF nella no-tax area |
| Hai aggiunto addizionale regionale e comunale | Variano per territorio e si sommano all'IRPEF netta |
| Hai verificato l'eventuale taglio sopra 200.000 € | Le detrazioni al 19% si riducono di 440 € fissi, salvo spese sanitarie |
Per concludere
Calcolare l'IRPEF nel 2026 è meno complicato di quanto sembri, a patto di ricordare due principi: l'imposta è progressiva — ogni aliquota colpisce solo la sua fetta di reddito — e la lorda non è ciò che paghi davvero, perché le detrazioni la riducono fino, nella no-tax area, ad azzerarla. La novità dell'anno, l'aliquota intermedia che scende dal 35% al 33%, alleggerisce in modo concreto il prelievo sulla fascia di reddito centrale.
Per conoscere il tuo carico effettivo, parti dal reddito imponibile, applica i tre scaglioni, sottrai le detrazioni della tua categoria e aggiungi le addizionali del tuo territorio. Per una stima immediata puoi usare la [calcolatrice IRPEF](/fisco-tasse/calcolo-irpef/), tenendo presente che per gli importi definitivi, le addizionali locali e le detrazioni per oneri fanno sempre fede l'Agenzia delle Entrate e un professionista abilitato.
Marco Riva si occupa da anni di fiscalità per privati, professionisti e titolari di partita IVA. Su CalcolatriceVip scrive guide pratiche e aggiornate su IVA, IRPEF, regime forfettario, buste paga e adempimenti, traducendo la normativa in passaggi chiari e calcoli concreti.
Fonti
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Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2026